iPad violato a tempo di record

Posted under Apple, Pirati di admin on venerdì 9 aprile 2010 at 09:47

Un hacker è riuscito nel jaibreaking del tablet di Apple. Ecco il filmato che lo prova.

012203-ipad_jailbreakLa somiglianza tra l’iPhone è l’iPad va ben oltre l’aspetto e il sistema operativo (iPhone OS 3.1 per il telefonino, in versione 3.2 per il tablet): si possono condividere anche le tecniche di hacking.

MuscleNerd, hacker già noto per aver superato le protezioni dell’iPhone, è riuscito aeffettuare il jailbreak anche dell’iPad, riuscendo a ottenere una shell di root sul tablet di Apple appena entrato in circolazione.

Per dimostrare la veridicità delle proprie affermazioni, MuscleNerd ha realizzato un video – che riportiamo qui sotto – in cui non mostra i dettagli su come sia riuscito a ottenere l’accesso all’iPad, ma soltanto gli effetti.


Arrivano le denunce per cinquantamila “pirati”

Posted under Pirati di admin on giovedì 1 aprile 2010 at 09:19

Ventimila utenti denunciati dall’US Copyright Group. Altri trentamila seguiranno nelle prossime settimane.

pirateria_bittorrentLo US Copyright Group si prepara a perseguiredecine di migliaia di pirati che hanno scaricato via Internet film – protetti dal diritto d’autore – tramite Bittorrent.

Più di 20.000 utenti sono già stati denunciati presso una corte federale di Washington e almeno altri 30.000 si aggiungeranno nelle prossime settimane.

Sembra dunque finita l’epoca della strategia iniziata dalla Mpaa checolpiva pochi condivisori a scopo “educativo”: lo US Copyright Group vuole raggiungere quanti più pirati possibile, se non tutti.

Alla base di tutta questa attività c’è una tecnologia tedesca (sviluppata dalla Guardaley IT) in grado di monitorare in tempo reale lo scaricamento via Bittorrent delle opere cinematografiche, risalendo agli indirizzi Ip e abbinandoli all’ora in cui avviene il download.

Questo sistema è anche in grado di riconoscere se il file in download corrisponde al nome con cui è condiviso o se si tratta di un fake, scartando automaticamente i casi che non interessano.

La caccia a decine di migliaia di singoli utenti non è una novità: già la Riaa vi aveva fatto ricorso, salvo poi tornare sui propri passi per via deldispendio di energie (a fronte di scarsi risultati) che questa strategia comportava.

Né è detto che il sistema usato dallo US Copyright Group sia infallibile: usare l’indirizzo IP come prova per risalire a un condivisore non sempre funziona, e inoltre è necessario convincere gli Isp a collaborare fornendo i nomi dell’utente associato a quel determinato indirizzo in quel determinato momento.

Secondo lo US Copyright Group un provider ha già iniziato a cooperare, fornendo 71 nomi e indirizzi.